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    "date": "2023-09-29T22:36:48",
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        "rendered": "<p>L\u2019allarme sui rischi di un passivo ritorno alle previgenti regole del Patto di stabilit\u00e0 non riguarda solo le implicazioni sulla nostra prossima manovra finanziaria ma, pi\u00f9 in generale, il futuro posizionamento dell\u2019UE sullo scacchiere mondiale, i cui equilibri sono in rapida evoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello lanciato dal Presidente Mattarella e, prima di lui, dall\u2019ex Premier Mario Draghi sul The Economist, \u00e8 un monito contro il rischio concreto che l\u2019UE non riesca a raggiungere gli obiettivi sul cambiamento climatico, sulla sicurezza e sulla preservazione della sua base industriale, che invita gli Stati membri \u2013 e la Germania in particolare \u2013 a guardare nella direzione di un diverso assetto istituzionale, certamente fondato su regole di bilancio rigorose ma ispirate al paradigma della sovranit\u00e0 condivisa e, dunque, dell\u2019autonomia nella responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi diceva che l\u2019austerity sarebbe finita con il NextGenerationEU e che i vincoli di finanza pubblica non sarebbero pi\u00f9 tornati, semplicemente sbagliava. In primo luogo perch\u00e9 l\u2019Europa dell\u2019austerity in antitesi con la sovranit\u00e0 popolare era una rappresentazione potente, ma fuorviante. Si trattava di un\u2019immagine elettoralmente appagante ma controproducente per il Paese. In secondo luogo perch\u00e9 i vincoli europei, espressione del costituzionalismo economico, non sono affatto in antitesi con la sovranit\u00e0 popolare. Essi, al contrario, ne accrescono in un certo senso lo spazio di azione, promuovendo l\u2019equilibrio tra sfera pubblica e sfera privata, tra ordine politico, ordine economico e ordine sociale contro le tendenze sempre in agguato del Leviatano, svolgendo una funzione complementare sia rispetto al costituzionalismo democratico che al costituzionalismo sociale. E ci\u00f2 vale sia a livello interno che sovranazionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il costituzionalismo economico rappresenta dunque un argine contro le disfunzioni tipiche dello Stato pluralista, baluardo delle nostre libert\u00e0, tanto economiche quanto politiche: un presidio della sovranit\u00e0 popolare che richiede una diversa modalit\u00e0 di conduzione delle politiche democratiche, a maggior ragione nell\u2019ambito di un\u2019unione monetaria. Le regole di bilancio sono espressione di questo paradigma economico-costituzionale che, come abbiamo ormai sperimentato, \u00e8 qualitativamente diverso rispetto a quello su cui si sono radicate le nostre dinamiche democratiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Seguendo questa impostazione, che risulta peraltro coerente proprio con la prospettiva dell\u2019ordoliberalismo tedesco, il Patto di stabilit\u00e0 va perci\u00f2 riformato correggendo alcuni errori del passato e riconfigurandone regole e meccanismi di funzionamento. L\u2019iniziale proposta della Commissione aveva il merito di ricalibrare le regole in termini procedurali, delineando un framework giuridico in grado di ancorare il confronto con i Paesi membri su binari discorsivo-razionali, salvaguardando la titolarit\u00e0 dell\u2019indirizzo politico-economico in capo agli esecutivi nazionali e, nello stesso tempo, circoscrivendone per\u00f2 il perimetro entro il modello dell\u2019economia sociale di mercato recepito nei Trattati. Quella dello scorso aprile, nel recepire alcune richieste della Germania, introduce invece alcuni automatismi nell\u2019applicazione delle regole, riducendo cos\u00ec la discrezionalit\u00e0 della Commissione. La Germania avrebbe voluto che tali automatismi fossero resi ancora pi\u00f9 stringenti ma ci\u00f2 ne snaturerebbe la funzione, facendoci ricadere nuovamente vittime di un\u2019errata concezione quantitativa dei vincoli finanziari.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo dibattito occorre perci\u00f2 giungere al pi\u00f9 presto a un compromesso politico in grado di rassicurare i Paesi frugali senza per\u00f2 smentire la funzione procedurale dei vincoli di finanza pubblica. Del resto, come insegna la constitutional political economy, in continuit\u00e0 con l\u2019ordoliberalismo tedesco, in un\u2019unione monetaria la salvaguarda della sovranit\u00e0 degli Stati membri richiede necessariamente un approccio istituzionale cooperativo e, dunque, relazioni politiche fondate sulla fiducia, capaci di fare appello alla responsabilit\u00e0. La fiducia non pu\u00f2 essere sostituita da automatismi basati su parametri quantitativi senza correre poi il rischio di prestare il fianco a dinamiche speculative sui mercati, come gi\u00e0 avvenuto in passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa discussione pu\u00f2 rivelarsi una grande occasione per l\u2019Italia se, abbracciato tale paradigma economico-costituzionale, decider\u00e0 di concentrarsi sul perfezionamento delle dinamiche istituzionali interne da cui dipende la tenuta del nostro stato sociale e, dall\u2019altro, sull\u2019esigenza di esprimere una politica europea in grado di ottenere dall\u2019UE (secondo la logica ordoliberale degli interventi conformi al mercato) quelle risorse necessarie per portare avanti le riforme strutturali e gli investimenti che servono al nostro sistema economico e che, proprio a causa dei vincoli finanziari europei, non saremmo in grado di sostenere in assenza del supporto del partner europei.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne beneficerebbe l\u2019Italia e, con essa, l\u2019Europa intera, mai come in questo momento, in cerca di una nuova leadership capace di affiancare la Germania nella guida politica dell\u2019UE. Un ruolo a cui l\u2019Italia pu\u00f2 senz\u2019altro ambire contribuendo a modernizzare l\u2019assetto istituzionale dell\u2019UE secondo il paradigma della sovranit\u00e0 condivisa.<\/p>",
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