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    "date": "2023-04-19T22:37:39",
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        "rendered": "PNRR e sistema bancario. Quale modello di banca per accompagnare le transizioni?"
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        "rendered": "<p>Sulla partita del PNRR l\u2019Italia si \u00e8 giocata tutto. Lo si sapeva, eppure non sono mancati alcuni gravi errori di valutazione. Il primo \u00e8 l\u2019aver forse valutato con eccessivo ottimismo le capacit\u00e0 progettuali di un Paese che, da Maastricht in poi, complice la stretta sulla finanza pubblica, ha progressivamente rinunciato a immaginare il suo futuro. Le numerose eccezioni che pure ci sono non sono infatti sufficienti a colmare i gravi ritardi accumulati sul terreno della competitivit\u00e0 dal nostro sistema produttivo. Il secondo \u00e8 una conseguenza del primo e riguarda l\u2019illusione che sia sufficiente inondare il Paese di soldi pubblici per rimetterlo in moto, tralasciando di guardare la quesitone anche dal lato dell\u2019offerta. Anche qui ci vorr\u00e0 tempo prima che la nostra struttura produttiva sia in grado di far fronte all\u2019impennata della domanda di investimenti dovuta alla transizione ecologica e digitale. Il terzo attiene infine all\u2019inspiegabile rinuncia alla leva finanziaria attivabile nell\u2019ambito dei rapporti di partenariato pubblico-privato che avrebbe potuto generare un effetto moltiplicatore rispetto alle risorse pubbliche messe in campo e attivare un ben pi\u00f9 ampio processo di mobilitazione delle energie del Paese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per colmare questi ritardi e porre rimedio a questi errori il sistema bancario potrebbe fare molto. Non tanto e non solo sul fronte dell\u2019erogazione del credito, quanto piuttosto \u2013 come recentemente evidenziato da Stefano Lucchini \u2013 sotto il profilo del suo essere fattore abilitante delle transizioni. Anche qui, tuttavia, emergono alcune questioni di fondo che meritano di essere discusse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro sistema bancario \u2013 a partire dal&nbsp;passaggio dal modello della banca pubblica a quello della banca privata con l\u2019istituzione, ad opera della Legge Amato, delle fondazioni di origine bancaria&nbsp;chiamate ad accompagnare lo sviluppo culturale, sociale ed economico delle comunit\u00e0 di riferimento e dell\u2019intero Paese&nbsp;\u2013 ha attraversato negli ultimi trent\u2019anni notevoli trasformazioni. Ad una&nbsp;prima fase di sviluppo del sistema bancario&nbsp;le cui parole d\u2019ordine potevano essere riassunte nelle formule intervento pubblico, dirigismo&nbsp;e&nbsp;stabilit\u00e0, cui \u00e8 corrisposto un&nbsp;interventismo&nbsp;(secondo la modalit\u00e0 della regolazione all\u2019orecchio)&nbsp;su assetti proprietari, organizzativi e operativi delle banche, \u00e8 seguita una seconda fase nella quale sono invece risultate prevalenti le esigenze di funzionalizzazione del sistema bancario alla creazione del mercato unico europeo e all\u2019apertura concorrenziale del sistema che ha necessariamente comportato una riperimetrazione del ruolo delle banche quale attivit\u00e0 d\u2019impresa, la riduzione della discrezionalit\u00e0 nella regolazione e una crescente neutralit\u00e0 rispetto agli assetti proprietari, organizzativi e operativi.&nbsp;Ne \u00e8 conseguita una&nbsp;complessiva riorganizzazione del sistema bancario che ha portato alla nascita dei grandi gruppi bancari, all\u2019ingresso degli operatori finanziari internazionali&nbsp;e&nbsp;allo&nbsp;sviluppo, anche nel nostro Paese, del modello della banca universale.<\/p>\n\n\n\n<p>La crisi finanziaria del 2008 e le misure adottate dalla BCE sul fronte della vigilanza hanno scosso ulteriormente il sistema rendendo necessari interventi significativi sugli assetti patrimoniali delle banche&nbsp;e un diverso modello di regolazione. In questa fase si \u00e8 assistito, da un lato,&nbsp;ad una forte riduzione dei rendimenti che ha determinato una maggiore focalizzazione sull\u2019efficienza operativa delle banche, anche grazie alle opportunit\u00e0 offerte dalla digitalizzazione dei processi; dall\u2019altro, la crisi ha messo maggiormente&nbsp;in&nbsp;luce il fondamentale ruolo delle banche sotto il profilo della stabilit\u00e0 finanziaria e, dunque, per il funzionamento stesso del mercato concorrenziale. Sul fronte del sistema bancario, la tutela della stabilit\u00e0 finanziaria dell\u2019area euro ha perci\u00f2 richiesto il rafforzamento e l\u2019unificazione delle funzioni di vigilanza, un maggior grado di tecnicizzazione e l\u2019introduzione di regole standard al fine di favorire una maggiore prevedibilit\u00e0 della regolazione e, infine, l\u2019attribuzione alla BCE di pi\u00f9 penetranti poteri di controllo su aspetti strutturali e funzionali delle banche proprio in funzione della tutela della stabilit\u00e0 finanziaria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019innovazione tecnologica pone ora le banche di fronte ad una nuova&nbsp;ulteriore sfida:&nbsp;&nbsp;quella&nbsp;della&nbsp;disintermediazione lanciata dalle FinTech, portatrici di un modello di attivit\u00e0 creditizia certamente pi\u00f9 efficiente e pi\u00f9 centrato sulle esigenze immediate della clientela, sebbene anch\u2019esso non sia esente da rischi e potenziali criticit\u00e0 sul fronte della stabilit\u00e0 finanziaria e della tutela del risparmio. Le banche tradizionali hanno risposto a tali sollecitazioni in vari modi: riducendo i costi nell\u2019ottica di una maggiore efficienza operativa, digitalizzando i processi e ampliando lo spettro dei servizi offerti alla ricerca di nuove modalit\u00e0 di creazione del valore (es. nel campo dell\u2019investment banking).<\/p>\n\n\n\n<p>I&nbsp;cambiamenti&nbsp;che hanno sin qui segnato l\u2019evoluzione del sistema bancario hanno contribuito alla&nbsp;progressiva affermazione di una certa idea di banca che per\u00f2, una volta affrancata dall\u2019indirizzo politico, ritenuto incompatibile con losviluppo del mercato unico, resta tuttavia&nbsp;confinata esclusivamente nella sua dimensione di impresa, fortemente votata alla ricerca dell\u2019efficienza e del rendimento,&nbsp;e&nbsp;direttamente esposta alla concorrenza dei nuovi attori non bancari e delle FinTech. Si tratta&nbsp;di una visione del sistema bancario gravemente deficitaria, i cui limiti risultano evidenti allorquando ci si scontra con le evidenti difficolt\u00e0 che il Paese incontra sul fronte dell\u2019attivazione di quei processi di trasformazione che, per avere successo, presuppongono il coinvolgimento di tutte le forze economico-sociali in vista del raggiungimento degli obiettivi politico-economici&nbsp;in modo inclusivo e armonico rispetto alla totalit\u00e0 degli interessi in gioco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La pi\u00f9 recente evoluzione&nbsp;del sistema bancario e la sfida delle FinTech (che interessa tanto i nuovi operatori, quanto gli incumbent) \u2013 fondata sui driver dei big data e dell\u2019efficienza operativa \u2013 rischia&nbsp;in altri termini&nbsp;di lasciare scoperte alcune specifiche dimensioni dell\u2019attivit\u00e0 del credito e, in particolare, la sua diretta connessione \u2013 quale indispensabile cinghia di trasmissione \u2013 con la politica economica del Paese.&nbsp;Lo testimoniano la difficile messa a terra del PNRR, le difficolt\u00e0 che le imprese incontrano nell\u2019accesso a canali di finanziamento alternativi a quelli bancari e la mancata&nbsp;attivazione di quelle leve&nbsp;strategiche&nbsp;necessarie per accompagnare la ristrutturazione&nbsp;del nostro sistema economico nel segno di una minore dipendenza dalla finanza pubblica e, dunque, di un rafforzamento della sua componente privatistica quale condizione di maggiore dinamismo e resilienza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci si riferisce&nbsp;in particolare&nbsp;alla dimensione relazionale dell\u2019esercizio del credito e al&nbsp;suo legame costitutivo con il territorio che, a sua volta, rinvia a quelle tematiche di natura identitaria che definiscono strutturalmente il nostro sistema produttivo e che sono destinate a recuperare centralit\u00e0 alla luce dei notevoli passi indietro compiuti dalla globalizzazione per effetto della pandemia e dei nuovi assetti geopolitici.&nbsp;La dimensione meramente imprenditoriale del sistema bancario non esaurisce n\u00e9 esprime compiutamente il senso dell\u2019essere banca. Essa trascura, in particolare, la valenza sociale dei compiti sottesi all\u2019attivit\u00e0 bancaria nell\u2019ambito del pi\u00f9 ampio progetto di trasformazione economico-sociale del Paese delineato dai costituenti ed oggi bisognoso di&nbsp;una&nbsp;profonda rivisitazione alla luce del framework costituzionale eurounitario, nel quale i criteri ordinatori dei processi economico-sociali sono rappresentati dalla tutela della concorrenza e della stabilit\u00e0 finanziaria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non si intende&nbsp;con ci\u00f2&nbsp;guardare con nostalgia all\u2019indirizzo politico sul sistema bancario, bens\u00ec semplicemente riaffermare la valenza necessariamente&nbsp;\u201cpolitica\u201d&nbsp;dell\u2019attivit\u00e0 bancaria e la necessit\u00e0 perci\u00f2 di ripensarne l\u2019operativit\u00e0 non soltanto in termini di attivit\u00e0 di impresa ma quale forma di \u201cintervento pubblico conforme\u201d al mercato stesso, funzionale al corretto spiegarsi delle sue dinamiche concorrenziali piuttosto che quale elemento distorsivo di queste ultime.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ordinamento europeo, del resto,&nbsp;si radica sul riconoscimento delle posizioni di libert\u00e0 dei singoli, sul protagonismo della societ\u00e0 civile e sul pluralismo economico-sociale. In questo disegno complessivo,&nbsp;i territori non possono perci\u00f2 rinunciare alla presenza accanto al modello della&nbsp;\u2018banca-impresa\u2019&nbsp;di quello della&nbsp;\u2018banca-amministrazione\u2019&nbsp;(riprendendo il concetto di amministrazione oggettivata di Feliciano Benvenuti) che \u2013 quale espressione della sussidiariet\u00e0 orizzontale e, dunque, piena manifestazione della sovranit\u00e0 popolare che si organizza in forma privatistica nel perseguimento del bene comune \u2013 \u00e8 in grado di combinare il suo essere pienamente impresa con il riconoscimento della valenza pubblica dei fini perseguiti attraverso l\u2019esercizio del credito e della responsabilit\u00e0 stessa che essa assume nei confronti oltre che degli&nbsp;shareholdersanche della comunit\u00e0 di riferimento&nbsp;quale attore in grado di favorire \u2013 attraverso l\u2019utilizzo de suoi molteplici linguaggi \u2013 l\u2019allineamento degli interessi in gioco in funzione del progresso economico-sociale del territorio di riferimento in termini inclusivi e poliarchici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tale modello di banca, pur non essendo direttamente coinvolto nell\u2019elaborazione e nell\u2019attuazione della politica industriale e infrastrutturale del Paese,&nbsp;rappresenta&nbsp;tuttavia un attore essenziale ed insostituibile nell\u2019accompagnare i processi di trasformazione che interessano l\u2019economia reale e condizione di efficacia dei vari strumenti di politica economica.&nbsp;Una banca in grado di svolgere un simile ruolo&nbsp;deve&nbsp;essere capace di operare sul territorio e sui mercati internazionali, dialogando con famiglie, imprese, istituzioni e investitori al fine di agevolare i processi di sviluppo locale grazie alla propria capacit\u00e0 di relazione, di mediazione culturale e alla capacit\u00e0 di svolgere il ruolo di fattore abilitante della transizione da un sistema finanziario bank-based ad un sistema market-based.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello delle&nbsp;\u2018banche-amministrazioni\u2019, grazie al loro essere espressione della sussidiariet\u00e0 orizzontale, non rappresentadunque&nbsp;un modello destinato&nbsp;a scomparire&nbsp;quanto piuttosto a diventare uno snodo centrale nei rapporti tra finanza pubblica e finanza privata, operando (sul piano culturale e sociale prima ancora che economico)&nbsp;come struttura di servizio comune attraverso una rete di banche e investitori istituzionali quale catalizzatore di risorse e competenze e fattore di innesco dei processi di trasformazione economico-sociale che interessano i territori.&nbsp;&nbsp;<\/p>",
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